Giulio De Mitri

Come nella pittura così nella poesia “ut pictura poesis”. Così prende avvio e si manifesta al mondo l’opera di Giulio De Mitri che, partendo dalla immateriale concezione virtuale dell’immagine, procede alla realizzazione di efficaci momenti installativi che a loro volta esistono solo in facoltà potenziale e non in atto. Capacità di far sentire qualcosa che proviene dal di dentro, suscita nel riguardante sensazioni non tattili ma immaginative che, convergono direttamente nella più profonda porzione, corrispondente l’inconscia materia dalla quale sembrano provenire, palpiti vitali, raggi luminosi. Materia che nella sua trasformazione diventa concreto spazio fisico, dal quale si dispiega e snoda l’impianto complessivo dell’installazione, decifrandone l’accurata articolazione spaziale. Gli oggetti, prelevati dal dato naturale, riflettono una condizione congiunta tra figurazione ed evocazione, tra uno stato solido e uno stato liquido, tra espressione e invocazione, che innesta una conoscenza iniziatica ai misteri, invitando questi a concretizzarsi, traghettandoli, nell’emblematico linguaggio simbolico. Un sistema arbitrario di comunicazione caratteristico del mondo onirico, dei miti, delle fiabe, dei rituali, in cui le espressioni interiori, i sentimenti i pensieri vengono espressi come se fossero esperienze sensoriali, avvenimenti del mondo esterno; una logica cioè in cui non tempo e spazio sono le categorie dominanti, ma intensità e associazione, l’unico linguaggio universale da ciascuno percepito. In totale consonanza con questo principio lo spazio è organizzato attorno al nucleo mediano dell’installazione, una sorta di deambulatorio, ambiente di passaggio che descrive un itinerario efficacemente organico, nella configurazione collaterale, al cui interno si impiantano transitorie architetture, un episodico saggio di apparizioni improvvise di un’esperienza spaziale qualificata da continue immersioni ed emersioni. Elemento integratore dello spazio abitabile. E’ un contenitore amplificatore, un catalizzatore che crea un riverbero attivo, luogo di confine, è un medium che agisce sul progetto espositivo e lo diffonde. Innesca connessioni e promuove la complessità. È uno spazio dinamico che persegue l’osmosi e si sofferma sulla metamorfosi.